C'è un momento, in questo lavoro, che continua a emozionarmi come il primo giorno: quello in cui apri una scatola sapendo che dentro c'è qualcosa che diventerà parte di un viaggio. Oggi è successo di nuovo. ABUS ha deciso di affidarmi il suo nuovo Taipan LED, casco gravel Made in Italy, per un test "sul campo" — quello vero, fatto di strada, fatica e chilometri, non di scheda tecnica letta a tavolino.
Una consegna speciale
A portarmelo, oggi, sono state le mani giuste: quelle di Cicli Liotto, azienda di Vicenza con oltre 100 anni di storia alle spalle e rivenditore ufficiale ABUS. Non è scontato trovare, in giro, professionalità e gentilezza come quelle che ho incontrato lì. Un grazie sincero, che mi sento di scrivere prima ancora di parlare del casco.
Cosa c'è dentro il Taipan LED
Il Taipan è il nuovo casco gravel di ABUS, progettato da zero — non un adattamento dei modelli strada, ma un prodotto pensato specificamente per chi pedala dove l'asfalto finisce. Qualche dettaglio tecnico, per chi come me ama capire cosa indossa prima di partire:
- Luce posteriore magnetica e ricaricabile (USB-C), con quattro modalità — Steady, Power, Pulse, Flash — e un'autonomia che arriva fino a 35 ore in modalità Flash. Pensata apposta per chi affronta uscite al crepuscolo, sotto la pioggia, o viaggi di più giorni in bikepacking.
- 18 aperture di ventilazione collegate tra loro da canali interni, per un flusso d'aria continuo anche nelle salite più impegnative.
- Imbottitura flottante da circa 5 mm, più spessa rispetto ai caschi strada, per garantire comfort sulle lunghe distanze e sui fondi sconnessi.
- Sistema di regolazione Zoom™ Spin e cinturini Flow Straps™ aerodinamici, per un fit personalizzato e stabile.
- Peso contenuto, intorno ai 275-330 grammi a seconda della taglia — leggero quanto basta per dimenticarsene in testa dopo le prime ore di pedalata.
Un casco nato, tra l'altro, da un foglio bianco: sviluppato e prodotto in Italia, testato sul campo dal team ABUS prima ancora di arrivare nei negozi.
Il debutto: due giorni, due nazioni, un casco da scoprire
Non potevo scegliere un battesimo migliore. Questo weekend parto per una due giorni che mi porta da Trieste a Poreč, lungo la costa, per poi tornare indietro sulla ciclovia della Parenzana. Salsedine, vento, sterrato, salite vere: le condizioni perfette per capire come si comporta un casco quando smette di essere "nuovo" e diventa parte del viaggio.
Lo indosserò in ogni condizione — caldo, salita, tratti tecnici, magari anche qualche tramonto in sella, dove quella luce posteriore tornerà utile davvero. Non scrivo recensioni a tavolino: le scrivo dopo aver sudato, respirato a fondo e pedalato con quello che racconto.
A breve, la recensione vera
Tra qualche giorno tornerò qui a raccontarvi com'è andata: comfort, ventilazione, tenuta in salita, visibilità della luce posteriore in condizioni reali. Tutto quello che una scheda tecnica non può dirvi, ma che solo la strada sa insegnare.
Per ora, un grazie ad ABUS per la fiducia, e a Cicli Liotto per aver reso questa consegna un piccolo momento speciale.
Gianluca Santacatterina
Solitary Ultracyclist • Mental Coach • Autore
#pedalaconilcuore | gianlucasantacatterina.it
